
Abidal e Dani Alves festeggiano il gol del 2-1 al Real
Eric Abidal: 10 – La sua storia è così bella che sembra scritta da un qualche sceneggiatore di Hollywood. Il primo gol in blaugrana l’aveva fatto un anno fa contro l’Athletic Bilbao, sempre in Copa del Rey, qualche mese prima che gli fosse diagnosticato un cancro al fegato. L’operazione, il rientro in campo, la Champions League alzata avevano chiuso al meglio un 2011 fantastico, il 2012 si è aperto con il rinnovo del contratto e il gol partita contro il Real Madrid. Se il buon giorno si vede dal mattino…
Carles Puyol: 9 - “Capitano mio capitano!”. Se c’è lui in campo il Barça non perde mai, o almeno non succede da 51 partite (l’ultima sconfitta fu in semifinale di Champions contro l’Inter, anno 2010). Nel Clasico è un muro su cui sbattono in continuazione Higuain e Benzema, poi si concede il lusso di segnare il gol del pareggio con un colpo di testa in tuffo meraviglioso. Ancora una volta a segno contro il Real, da buon catalano sente l’odore del sangue quando vede bianco.
Guardiola: 8 – Quarantuno anni festeggiati nel migliore dei modi. Un’altra lezione di calcio al Real, un’altra lezione di tattica a Mou. Dopo il gol di Cristiano Ronaldo passa alla difesa a 3, come aveva già fatto in campionato, e la sua squadra diventa padrona del campo. L’unico errore lo compie per eccessiva coerenza, scegliendo Pinto al posto di Valdes come se fosse una partita di Coppa qualunque. E c’è chi dice che sotto sotto non è un grande allenatore.
Andres Iniesta: 7 – Più che giocare a calcio sembra dettare poesia. Ogni suo stop è un versetto da antologia, ogni suo dribbling una rima perfetta. Ancora una volta guida la carica dei suoi, creando sempre la superiorità e facendo il Messi quando Messi latita. Patrimoni dell’umanità calcistica.
Cristiano Ronaldo: 6 – Il migliore dei suoi, e non solo per il gol segnato. Corre tantissimo per aiutare i propri difensori, fa il terzino almeno fino a quando ne ha. Ha voglia di zittire chi ha il coraggio di contestarlo nonostante le 113 reti in 115 partite in maglia blanca. Mortificato dal catenaccio di Mou.
Lionel Messi: 5 – La Pulce latita per 75 minuti, girando al largo dall’area di rigore, incapace di prendere palla e portarla avanti come spesso gli riesce, poi si accende con un lampo e regala ad Abi il pallone perfetto per il 2-1 finale. Più che per le giocate spicca per l’eleganza e la signorilità con cui non reagisce a ogni botta presa, pestone di Pepe sulla mano compreso. Ok, 5 è veramente severo, non se lo merita affatto, ma ci avanzava, e volevamo provare l’ebrezza di fare anche noi quelli che definiscono le sue prestazioni deludenti quando segna meno di 3 gol.
José Mourinho: 4 – Pavido come non mai, manda in campo una formazione con 3 interdittori a centrocampo e 3 punte vere. Il risultato è che la squadra è lunga, ha difficoltà a ripartire, subisce il possesso palla del Barça (73-27, per la cronaca), crea 2 palle gol in 90 minuti. Anche quando cambia, passando al 4-2-3-1, non riesce a ottenere niente. Il piano di lasciare il Barça a 0 gol segnati in trasferta è fallito miseramente. Ancora una volta.
Cesar Muñiz Fernandez: 3 – Gestisce bene la partita finché è facile, poi sbaglia tutto, dimenticando il cartellino rosso a casa. Non vede il pestone di Pepe sulla mano di Messi, giudica solo da giallo un fallaccio di Carvalho sulla Pulce, poi si scorda la seconda ammonizione per il centrale portoghese su un intervento da rosso diretto su Adriano. Ha comunque il merito di non concedere alibi a Mourinho.
Jose Manuel Pinto: 2 – Si fa infilare come un tordo dal sinistro potente e centrale di Cristiano Ronaldo. Avesse preso gol sul suo palo sarebbe stato colpevole, ma prendendolo in mezzo alla gambe lo è decisamente di più. In ritardo anche sul colpo di testa di Benzema sul primo palo. Con una sedia si ottengono gli stessi risultati e si spende meno.
Pepe: 1 – Riesce nell’impresa di scavalcare Pinto come peggiore in campo del match. Simula, picchia, calpesta gli avversari. È l’emblema di un calcio violento e scorretto che non vorremmo mai vedere, eppure è titolare della seconda squadra più forte al mondo.
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